Dopo Stati generali della natalità, il Movimento 5 Stelle si inserisce nel dibattito sul tema delle politiche della natalità con il Convegno “Superare l’inverno demografico: la vera sfida post-covid”, organizzato dai deputati Francesco Berti e Francesca Galizia, che coinvolge i massimi esperti nazionali e demografi francesi. 

L’indicazione generale che ci arriva dagli esperti è quella di trattare gli incentivi per la natalità (servizi alla famiglia e incentivi fiscali) come obiettivi di policy a sé, non soltanto come corollario delle politiche sociali ed assistenziali. I numeri sono drammatici: nel 2021 l’Italia ha avuto meno di 400mila nati, a fronte di oltre 700mila decessi. Di questo passo, come sottolineato da ISTAT, senza interventi. l’Italia rischia di perdere 4 milioni di abitanti nei prossimi 20 anni, con un calo del PIL del 7%. Per invertire questa tendenza non esistono formule magiche, ma interventi strutturali su occupazione femminile, autonomia e responsabilizzazione dei giovani, costruzione di asili nido, servizi alla famiglia e anche un importante shock fiscale. In questo modo, Germania, Francia, Ungheria e Slovacchia sono riuscite a invertire il trend demografico. Assegno unico, family act e asili nido previsti nel PNRR sono un primo passo, ma la sfida per arrivare a 500mila nascite l’anno è ancora lunga. Come ha dichiarato anche il Presidente del M5S Giuseppe Conte, che ha partecipato all’evento, il Movimento ne farà la priorità numero uno in vista della prossima legislatura, al fine di colmare il gap tra genitorialità realizzata e desiderata. 

Di seguito gli interventi dei relatori:

“Ripresina” demografica tra il 1999 e il 2010, oggi però di nuovo in calo. Oggi figli si fanno più tardi, tendenza lineare in Italia, di cui l’Italia è record, essendo passata da 31,3 nel 2010 a 32,4 anni nel 2021. La colpa non è dei giovani di oggi: un punto di svolta 1977 fecondità sotto il tasso di sostituzione (2,1 figli per donna). Nel 1964 vi era un milione di nascite, oggi siamo scesi sotto la soglia “psicologica” di 400mila. Oggi è scattato il meccanismo della “trappola demografica”, ovvero che il fenomeno di bassa fecondità di seconda generazione. Dunque non solo il tema scelte riproduttive e delle politiche della natalità, ma anche il numero di futuri potenziali genitori che diminuisce al diminuire della natalità. Nei paesi del sud ed est Europa le politiche fiscali per la natalità hanno avuto degli effetti concreti. In Italia il gap è alto tra fecondità desiderata e realizzata. Come intervenire? Creando una narrazione positiva della genitorialità e del futuro, aumentando la fiducia nelle istituzioni e riducendo la paura e l’incertezza per il futuro. Su questo tema, il ruolo dei media è fondamentale per rassicurare e non spaventare le persone.

Letizia MENCARINI Professore ordinario di Demografia, Università Bocconi Tweet

Consapevolezza, speranza, responsabilità. Gli ultimi dati ISTAT, esposti agli Stati generali della natalità, ci dicono che nel 2040 rischiamo una riduzione di 4 milioni di abitanti con un calo del PIL del 7%. Questo avrà effetti anche sull’innovazione, perché l’imprenditorialità e l’assunzione del rischio sono prerogative dei giovani. Lo smart working è un incentivo forte alla maternità, ma oltre a politiche di assistenza la natalità deve essere trattato come un capitolo a parte. Infine, citando Papa Francesco, ricordo che "Negare la maternità e la paternità vi diminuisce, ci toglie umanità, la civiltà diviene più vecchia e senza umanità perché si perde la ricchezza della paternità e della maternità. E soffre la patria che non ha figli".

Cinzia BUCCIANTI Professore associato di Demografia, Università di Siena

E' molto critico che nel PNRR non si citi la transizione demografica, poiché anch’essa è un tema trasversale. Variabili importanti per la demografia: età media al primo figlio (dinamiche di rinvio della scelta riproduttiva) e numero figli per donna (dinamica di rinuncia della scelta riproduttiva). L’Italia si pone al di sotto di 1,5 figli per donna da oltre 35 anni. Con numeri così bassi, si pone non soltanto di riduzione popolazione, ma di squilibri strutturali anche economici. Nel leggere i dati demografici, non bisogna guardare soltanto il numero aggregato, ma anche le fasce di età: il paese si avvia ad avere più 85enni che 15enni. L’OCSE sottolinea che in Italia rischia di avere popolazione 1:1 tra lavoratori e pensionati, con effetti devastanti sulla sotenibilità del sistema pensionistico. Essendo in trappola demografica, ovvero con una denatalità protratta negli anni, anche aumentare il numero di figli in presenza di poche donne in età fertile non equilibrerebbe comunque il problema. Per spiegare questo fenomeno, usa la metafora di correre in salita su una scala mobile che scende. In termini di fecondità, ci sono effetti negativi in particolare sugli under30. Sul tema giovani, il tema principale è il primo figlio: le proposte sono l’autonomia precoce dalla famiglia origine, stabilizzare percorso lavorativo, alto numero di NEET (not in employment, education or training). Secondo l’Europa, si è nella categoria”giovani” dai 15 ai 24 anni , ma in Italia si ha una situazione di NEET anche dai 24 ai 29 anni. L’età del primo figlio infatti è 31,5 anni. Successivamente alla nascita del primo figlio, già in età tardiva, vi è la carenza di politiche di conciliazione vita/lavoro che frenano la possibilità di secondi figli. Pensiamo ai servizi infanzia: in Italia 26% copertura asilo tra 0-2, contro Svezia e Francia rispettivamente del 50%. Il target Ue era del 30% entro 2010. Conciliazione vita-lavoro da raggiungere anche con congedi paternità e part-time volontari. Terzo problema: avere un figlio espone la famiglia alla povertà economica. Famiglie con figli under 35 povertà doppia rispetto over 65. Come invertire questo trend realisticamente, da dove partire? 1. In Italia il numero di figli desiderato è pari a 2, come gli altri paesi (figli in media 1,4, il gap è dunque 0,6). C’è il desiderio, ma se questo non diventa un valore collettivo, rischia di diventare un desiderio debole e dunque non soddisfatto. 2. Le politiche natalità funzionano, la popolazione reagisce agli incentivi e alle politiche della natalità, quindi dovrebbero essere aumentate (come in altri casi: Francia, Svezia, Germania) 3. Il NextGeneration EU, risposta diversa alla crisi finanziaria 2008 che ha portato a un calo delle nascite. Utilizzare i soldi per le prossime generazioni, assieme a misure come Assegno unico che sostengono la famiglia fino alla maggiore età del figlio/a. Unica possibilità: allinearci alle politiche dei paesi europei per superare inverno demografico. Ipotesi fino al 2030. Nel 2011, l’Istat prevedeva uno scenario mediano per mantenere le nascite sopra 500mila, oggi l’Istat prevede uno scenario “mediano” di 414mila nascite l’anno. In uno scenario alto, le nascite sarebbero 464mila, già inferiori rispetto alle 500mila, poiché è scattata la trappola demografica. Durante la “ripresina” del 1999-2008, si ha avuto una maggiore ripresa demografica (anche di 0,6 figli/donna) in Emilia Romagna e Lombardia, ovvero regioni più dinamiche economicamente. Adesso va monitorato l’impatto del PNRR, ovvero misurare la capacità di esso di trasformare per il territorio in maniera inclusiva e sostenibile. Più asilo nido, più occupazione femminile, più natalità (circolo virtuoso che rompe la trappola demografica)

Alessandro ROSINA Professore ordinario di Demografia, Università Cattolica di Milano Tweet

Crollo nel 2008, in occasione della natalità - Già nel 1988 il demografo Golini espose la ricerca “La popolazione italiana. Una visione d’insieme” in Secondo rapporto sulla situazione demografica italiana, ove i dati indicavano il numero di 1.30 figli per donna. Il tasso di natalità, essendo determinato da donne in età feconda e dal tasso di fecondità, è aumentato nel periodo 1999-2008 per un aumento di donne in età fertile dovuto anche all’immigrazione. Sui dati regionali, ci sono alcuni esempi dati lampanti: nel 1953 in Sardegna il tasso di fecondità era 3,9, oggi è inferiore all’1. Nei nati dopo il 1977, il tasso di non fecondità è oltre un quinto, dovuto sia a scelte volontarie ma anche a impossibilità di avere figli. Senza migrazioni la Germania e l’Italia avrebbero da qui al 2040 un calo demografico rispettivamente del 17% e del 20%.

Corrado BONIFAZI demografo e Dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche Tweet

Sulla demografia incide il fattore fertilità, ovvero l'aspetto medico della natalità. L’ambiente sociale influenza la capacità riproduttiva, invecchiamento e nascite. Vi è un 20% di concepimento al primo tentativo per le coppie fertili, l’60% entro un anno e 20% dopo un anno. Salute generale e salute riproduttiva sono collegati (esposoma, in inglese exposome). Se 3 figli per donna a livello globale nel 1990, sarà fino a 2 figli nel 2100. Il picco della fertilità in una donna si raggiunge verso i 32 anni, per declinare dai 42 anni fino ai 45 ove una donna generalmente non è più fertile. Dimensione importante degli aborti spontanei. La dimensione dell’invecchiamento non è soltanto per le donne, ma anche per gli uomini e infatti si parla di infertilità di coppia. A livello di Ministero della Salute (rinnovato dalla ministra Grillo) esiste un Piano nazionale per la fertilità, il cui motto è “Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro” . Consapevolezza e prevenzione. Uno dei fattori dei disequilibri endocrini e ormonali, che contribuisce all’infertilità, è la situazione di obesità, a cui si aggiunge l’infiammazione e l’età (inflamm-aging). Dieta, indice massa corporea, qualità sonno, interferenza endocrina, stress, alcol, fumo, esercizio fisico e caffeina incidono su fertilità.

Maria Carmela PADULA Biologa esperta in Biologia della Nutrizione per la Riproduzione Umana, Università degli Studi della Basilicata Tweet

Baby boom tra il 1945/74, saldo nascite positivo di circa 300mila l’anno. Tra il 74 e il 2012 un saldo positivo tra 150mila e 250mila l’anno, con un calo vertiginoso post 2012. Anche in Francia c’è un forte calo delle nascite tra le donne sotto i 24 anni e un aumento tra i 30 e i 39. Le prospettive della Francia arrivano fino al 2070: in uno scenario di natalità alta e immigrazione alta, la popolazione francese potrebbe arrivare fino a 80milioni di abitanti. Sono in aumento le nascite da famiglie con un genitore francese e un genitore immigrato.

Alain PARANT, demografo già ricercatore di Demografia all’Institut national d'études démographiques (INED), Parigi Tweet

Spesso, al Sud ma non solo, l'idea è che la genitorialità sia un affare solo per le donne. Per il meccanismo di erogazione fondi precedente al PNRR al Sud c'erano meno asili nido, dunque meno domande, quindi meno fondi. E' una tendenza che sarà invertita con il NextGenerationEu? Sarà fondamentale il contributo delle aziende, del cd. Welfare aziendale. Questione lavoro: una donna gratificata in famiglia e dal punto di vista professionale è una donna che incide dal punto di vista economico e demografico. La questione della disparità di genere è fondamentale. A livello amministrativo, ci sono state campagne di amministrazioni comunali come a Torino (Matera, Bari, Salerno, Napoli) che hanno influenzato positivamente le politiche di genere.

Simona Bonito “Rete città per le Donne” Tweet
  • Chi volesse rivedere l’evento può farlo cliccando qui:

Foto della conferenza stampa

Francesco Berti

Francesco Berti

Deputato M5S Camera

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