[intervista] berti (m5s): sulle spiagge ci sarà una rivoluzione

 

Si ringrazia il Tirreno per la seguente intervista.

Il deputato che sta lavorando alla riforma spiega quali saranno i contenuti: «Quanto prima il via alle gare, canoni più alti ma anche indennizzi per i balneari»

Non un cambiamento, ma una rivoluzione copernicana. Che porterà i balneari a pagare canoni più alti per gestire le spiagge. «Alla fine ci saranno più concorrenza e un ricambio maggiore, a vantaggio della clientela degli stabilimenti: si pagherà di meno per ombrelloni, lettini e sdraio. Anche in Versilia». A dirlo è il deputato Francesco Berti (Movimento Cinque stelle), livornese, che sta lavorando assieme ai colleghi alla riforma delle spiagge dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Il punto di partenza, in replica all’intervento di Umberto Buratti (Pd) pubblicato nei giorni scorsi dal Tirreno, è questo: non è più tempo di proroghe, le “aste” – o più correttamente gare pubbliche – per gestire i litorali devono partire quanto prima.

Deputato Berti, il suo collega Buratti punta a una nuova proroga delle concessioni, in scadenza al 31 dicembre 2023. Perché non è d’accordo?

«Un’ulteriore proroga, dopo anni in cui lo Stato non è riuscito a regolamentare il settore, non è possibile. Abbiamo visto quali sono stati i risultati del non voler prendere di petto la questione e risolverla una volta per tutte. Ora in Parlamento stiamo lavorando per risolverla».

La prima cosa che farete?

«Una mappatura delle concessioni delle spiagge. Se non sappiamo chi gestisce cosa, e quanto paga, non si può partire. Soprattutto vedremo chi non ha versato il canone demaniale: dalle nostre stime, in Italia è uno stabilimento balneare su quattro. Questi balneari saranno esclusi immediatamente dal bando di gara. Mi auguro che la mappa possa essere pronta a primavera del 2022».

Quando ci saranno le gare pubbliche, impropriamente dette aste?

«Bisogna fare prima di quanto si creda. Non avverrà nel 2024, quando il sistema dovrà già essere operativo perché le concessioni scadono il 31 dicembre 2023: a mio giudizio, le gare dovranno iniziare a settembre del prossimo anno. Ci sono dei tempi tecnici da rispettare. E Comuni e Regioni, che dovranno occuparsene, saranno aiutati: stiamo valutando se dare a loro gli introiti dei canoni».

C’è chi dice che le spiagge saranno svendute. O saranno preda di grandi gruppi stranieri.

«Non è così. Basta con questa retorica dello spauracchio russo o arabo. Le storture ci sono già adesso, come le subconcessioni: è inaccettabile che ci siano privati che guadagnano solo affittando la spiaggia, che è un bene pubblico, a un altro privato. Vanno eliminate queste cose. Così come dovranno esserci limiti sul numero di concessioni che possono essere detenute dallo stesso imprenditore».

Come cambieranno i canoni? È vero che saranno inseriti come criterio per l’offerta nella gara, e cioè più soldi offri allo Stato e maggiore punteggio hai?

«Sarà uno dei criteri, come previsto dal Consiglio di Stato. Ma non sarà l’unico. Di sicuro gli importi dei canoni dovranno essere accessibili a tutti tramite un Albo delle concessioni, già pubblicato dal Lazio ma non dalla Toscana. Io ho già depositato un emendamento alla legge di Bilancio per adeguare il canone in proporzione al fatturato del bagno, purché oltre una certa soglia, con percentuali dal 5 al 9 per cento. Non c’è la volontà di affossare le imprese più ricche, tra l’altro sono quelle che fanno investimenti maggiori. Bisogna soltanto evitare che la concessione di un bagno di Forte abbia lo stesso peso economico per lo Stato di un’altra in una zona di minor pregio».

I balneari dicono che non c’è solo il canone tra le spese di uno stabilimento. C’è l’Imu e c’è l’Iva più alta rispetto alle altre imprese turistiche, che hanno un’aliquota agevolata.

«Non mi sembra che abbiano una tassazione così penalizzante. Ma su questo si può ragionare. Non vedo preclusioni».

Il Consiglio di Stato ha previsto indennizzi per chi perderà la gara. Sarà così?

«Chiaramente bisogna tutelare chi ha investito. Le imprese non possono pagare oltre un certo limite l’incapacità dello Stato di regolamentare il settore. Gli importi saranno valutati caso per caso, sulle carte. Chi ha fatto il furbetto non potrà avere un indennizzo adeguato alle proprie richieste»

Francesco Berti

Francesco Berti

Deputato M5S Camera

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