GREEN PASS: fermare l'odio digitale contro gli imprenditori. La ministra lamorgese intervenga

In tutta Italia si stanno verificando episodi di ristoratori aggrediti sui social e invasi di finte recensioni negative per aver preannunciato la loro intenzione di chiedere ai clienti di esibire il green pass. Una vergogna che non può passare sotto silenzio e sulla quale il Ministero degli Interni ha il dovere di intervenire. Anche perché non è difficile risalire gli autori di queste campagne aggressive e infamanti, che finiscono per danneggiare la categoria. Qui trovate un esempio.

È inaccettabile che un imprenditore venga insultato per aver espresso la sua intenzione di rispettare la legge.

Per questi motivi ho depositato un’interrogazione all’attenzione della Ministra Lamorgese, chiedendo di attivare immediatamente la polizia postale per reprimere questi reati.

Questa pratica, detta cybermobbing, funziona così: 

  1. Esistono gruppi Telegram che canalizzano la “controinformazione” negazionista, antivaccinale, anti-istituzionale
  2. Questi canali sono gestiti da amministratori che usano un linguaggio settario e violento (dinamica del noi vs loro; identificazione del nemico all’esterno; teorie del complotto)
  3. In queste chat, gli amministratori chiedono agli iscritti di segnalare attività che richiedono il green pass (cioè che ottemperano alla legge e alle regole a tutela della salute pubblica)
  4. Gli amministratori indicano esplicitamente agli iscritti di far piovere insulti e recensioni negative sul profilo digitale delle attività produttive. Questo implica anche accuse di fascismo, nazismo, paragoni con Auschwitz e auguri di un imminente fallimento.

Da parte delle istituzioni serve una attenzione maggiore per chiudere quei canali e sanzionare gli artefici di questi attacchi. Non scordiamoci che questo linguaggio d’odio può sfociare, che anche in eventi “fisici” come aggressioni o vandalizzazioni dei locali.

A Livorno abbiamo avuto il caso della Ruzzoteca, ludoteca per adulti che il 24 luglio ha annunciato sui propri canali social che dal 6 agosto l’accesso al locale sarebbe stato limitato ai possessori di green pass.

Da quel momento la ludoteca è stata presa di mira con insulti, minacce e soprattutto recensioni negative da parte di chi non aveva mai messo piede nel locale. 

Come vedete dal post qui sopra, la Ruzzoteca ha avuto il coraggio di denunciare tutto, raggiungendo un milione di persone e ottenendo tanta solidarietà. Ma non tutti lo fanno. Conseguentemente a questo clamore, Google ha tolto le recensione negative, ma non tutte le aziende ricevono questa “attenzione positiva” da parte della comunità digitale.

Sia io che altri colleghi abbiamo espresso solidarietà a chi riceve queste minacce e insulti via web, ma la solidarietà non basta. Serve un’azione a tutela della libertà d’impresa e per chi rispetta le regole. Perché il cybermobbing non è libertà di espressione, ma violenza.

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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