Le spiagge sono un bene pubblico. Una legge per le concessioni balneari

Le spiagge sono di tutti. Le nostre coste sono uno dei patrimoni naturali del nostro paese, un bene pubblico per legge, un elemento identitario. Occorre fare ordine nella disciplina giuridica per creare un nuovo “patto sociale” tra imprenditori, cittadini e Stato. Questa legge, riprendendo alcuni emendamenti del collega Sergio Battelli, fa chiarezza sui nuovi principi che dovranno regolare le nostre spiagge e le concessioni balneari.

Da decenni l’Italia non sa dare regole certe per i suoi uno dei suoi patrimoni che ci distinguono nel mondo. Ad oggi, una parte dei 7500 km di spiagge in Italia sono assegnati 27000 concessioni balneari. Legambiente stima che il fatturato generato da queste 27mila concessioni sia 15 miliardi, e lo Stato riscuote soltanto 103 milioni, cioè lo 0,07%.

Il Governo Conte II lo scorso anno ha aumentato il canone minimo da 365€ a 2000€, ma il Governo Conte I, su spinta della Lega, prorogò a 15 anni le concessioni balneari.

Questa legge fa tre cose:

1. Riduce le concessioni balneari da 15 a 5 anni e prevede una procedura ad evidenza pubblica sulla base di nuovi principi (es. trasparenza, ecosostenibilità e tutela dei lavoratori)
2. Prevede l’obbligo di mantenere almeno il 50% di spiagge libere
3. Implementa la trasparenza sul costo effettivo di ogni singola concessione balneare (tramite. lo SID, Sistema Informativo Demanio).

Qui il mio intervento in occasione dell’audizione del 4 maggio 2021 di Roberto Rustichelli, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato, in XIV° Commissione Politiche Europee

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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