Un patto tra gentiluomini
per salvare (e rilanciare) il Movimento

Il Movimento 5 Stelle deve evolversi ma non stravolgersi. La questione dell’organizzazione del Movimento 5 Stelle è oggi centrale per la democrazia italiana, essendo il M5S la prima forza politica del Parlamento. Questa riorganizzazione deve sorgere da una volontà politica condivisa, non da una pronuncia di un tribunale o da una decisione di un’autorità amministrativa. 

La nuova organizzazione deve incarnare i valori e le priorità che dalla nascita ci caratterizzano: onestà, tutela della legalità, innovazione, giustizia sociale e transizione ecologica. Su questo tema, il M5S ha la credibilità per ascoltare la sensibilità ambientale delle nuove generazioni e metterla come elemento centrale e trasversale di tutte le scelte politiche. 

Per rilanciare l’azione politica del Movimento serve un accordo sulla forma organizzativa interna. Pensare di fare a meno dell’elemento che caratterizza il M5S, cioè la democrazia diretta e digitale, è irrealistico. Significherebbe snaturare il progetto iniziale e avventurarsi in territori sconosciuti. 

Limitarsi alla democrazia digitale, però, ha mostrato i suoi limiti. La democrazia non può prescindere da un elemento fisico, costituito anche in sedi dove incontrare i cittadini e prendere decisioni in maniera collettiva. Per sostenere questo servono forme di finanziamento innovative e partecipate, ma anche il 2×1000 può rappresentare un supporto democratico e dal basso.

La piattaforma decisionale, l’infrastruttura digitale nella quale la volontà individuale diviene collettiva, deve essere gestita attraverso un’organizzazione democratica e trasparente, che unisca le due organizzazioni attualmente denominate Movimento 5 Stelle e Rousseau. Pensare di creare una nuova piattaforma da zero è irrealizzabile: cambiare piattaforma di democrazia diretta non è come cambiare operatore telefonico. 

La piattaforma deve essere ricondotta all’interno del perimetro democratico della nuova organizzazione, ma i gestori devono essere sempre autonomi e imparziali rispetto all’autorità politica, al fine di salvaguardare il processo democratico interno da eventuali manipolazioni. 

E’ imprescindibile che il Movimento 5 Stelle mantenga e rilanci la propria carica innovativa e trasformativa, derivata anche da un ricambio generazionale radicale della classe dirigente mai visto nella storia della nostra Repubblica. Un ricambio che ha visto centinaia di cittadini comuni diventare consiglieri comunali, regionali, parlamentari, assessori e sindaci. Una comunità spesso non valorizzata dalla leadership del M5S, per carenza di organizzazione e risorse. 

Da un anno e mezzo il M5S non ha più una guida riconosciuta e, ancor più grave, ad oggi 7 maggio 2021 questo limbo non sembra avere una data di fine certa.  

Per affrontare le sfide di oggi, cioè la campagna vaccinale e l’attuazione del NextGeneration EU; e le sfide del domani, cioè la collocazione internazionale del Movimento, la campagna amministrativa (daje Virgi!) e le prossime elezioni politiche, il futuro del M5S deve essere definito tramite un dialogo diretto e trasparente tra Giuseppe Conte, leader in pectore del Movimento 5 Stelle e Davide Casaleggio, Presidente dell’Associazione Rousseau. Questo dialogo deve portare alla costituzione di un’unica entità democratica, la cui nascita deve essere sottoposta al vaglio degli iscritti.

Qualsiasi altra soluzione rischia di essere incerta nei tempi, nei modi e nei contenuti.

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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