CONFLITTO DI INTERESSE:
MAI PIù SOLDI STRANIERI A POLITICI ITALIANI

È assolutamente inaccettabile che un senatore della Repubblica sia a libro paga di un regime, specialmente se questo regime si è macchiato di un omicidio efferato di un giornalista. Ringrazio il Fatto Quotidiano e la Notizia per aver parlato della mia PDL sul conflitto di interessi.

 

Qui le interviste:

 

Il Fatto Quotidiano

Il Deputato del M5S Francesco Berti è il primo parlamentare ad essersi attivato sul caso “Renzi-Arabia Saudita”. Con una proposta di legge ad hoc. Onorevole Berti, cosa prevede la legge?

La proposta prevede che un ministro, un sottosegretario o un parlamentare che, durante il proprio mandato e nell’anno successivo, incassa una somma di denaro superiore a 5.000 euro da uno Stato estero o da un ente da esso controllato decade e scatta l’interdizione per 5 anni.

É una legge per punire i casi come quello di Renzi?

È già stupefacente parlare di un caso del genere, perché dovrebbe essere una precondizione che un senatore non prenda soldi da una fondazione legata a uno Stato straniero. Ma quando è emerso il caso Renzi, ci siamo accorti che il rischio di casi simili è concreto.

Che giudizio da della vicenda Renzi-in Salman?

La realtà ha superato la fantasia. Se si vuole fare diplomazia, i parlamentari hanno già gli strumenti per farla come gli intergruppi o le missioni parlamentari. Ma in questo caso Renzi viene pagato per fare i propri interessi ed è inopportuno per tre motivi: in primo luogo si rischia di creare un cortocircuito diplomatico con il governo italiano, poi lo è ancora di più se un senatore viene pagato da un ente di un governo colpevole di calpestare i diritti umani e responsabile dell’omicidio di un giornalista. E poi il caso Renzi è inopportuno per un terzo motivo…

Dica.

Se un parlamentare prende soldi dall’Arabia Saudita rappresenta l’Italia o l’Arabia Saudita? Se tutti i 945 parlamentari facessero lo stesso avremmo un intero Parlamento alle dipendenze dell’Arabia Saudita. Per questo intanto Renzi si deve dimettere dal board saudita o da senatore, poi arriverà la legge.

Anche PD e Leu attaccano Renzi. Chi dovrebbe sostenere la proposta?

Dobbiamo partire dagli alleati del Conte II ma spero che tutto il Parlamento appoggi questa legge per difendere l’interesse nazionale.

Alcuni giuristi, come il professor Pertici, suggeriscono che il caso Renzi potrebbe già essere esaminato dalla giunta per le elezioni perché in contrasto con l’articolo 54 della Costituzione secondo cui ogni parlamentare rappresenta la nazione. Cosa ne pensa?

Io chiederò al M5S di attivarsi in giunta ma se la base giuridica manca, possiamo crearla con la legge.

Il rischio che questa legge finisca nel cassetto perché Renzi sostiene con voi il governo draghi esiste, lo sa vero?

Il rischio c’è ma chi blocca questa legge non fa gli interessi nazionali

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La Notizia

Ci risiamo. Dopo l’Arabia Renzi è ripartito per una nuova presunta missione, questa volta negli Emirati. E la sua proposta di legge torna nuovamente d’attualità. Perché crede sia necessaria?

Mi faccia dire innanzitutto che è paradossale che ci sia bisogno di fare questa legge. Non credo ci sia un caso simile nelle democrazie occidentali. Chi lo fa, non ha incarichi. Le risposte che arrivano da Italia Viva sottolineano che fare tutto questo è legale, nel senso che non c’è nessuna legge che lo vieta. Secondo me l’art. 54 e 67 della Costituzione sono chiarissimi. Evidentemente però c’è bisogno di specificare, e sopratutto applicare delle sanzioni. Per me, comunque, ci sono gli estremi per un intervento della Presidenza del Senato, ma quello che è successo deve essere reso illegale: il rischio di influenza è palese, lo capisce anche un bambino.

2. Cosa sarebbe accaduto se la sua proposta fosse stata già legge?

Se la mia proposta fosse già legge, Renzi sarebbe decaduto dalla carica di Senatore (passando da un procedimento in Giunta per le autorizzazioni, un organo interno del Senato) e non si sarebbe potuto candidare o essere nominato in ruoli governativi per 5 anni. Una sanzione molto forte, in grado di raffreddare gli animi di chi pensa di poter rappresentare due o più interessi nazionali alla volta. Oppure, non avrebbe mai accettato quei soldi dalla Fondazione che fa capo allo Stato saudita. Magari sarebbe stato anche un bene per lui: avrebbe evitato, ad esempio, di parlare di ‘Nuovo rinascimento’ per un regime che mortifica molti diritti umani e che, stando al report della Cia, è responsabile dell’uccisione barbara del giornalista Jamal Kashoggi. Mi faccia dire che da toscano sono doppiamente indignato.

3. Nell’attuale maggioranza di governo c’è anche Italia viva. Crede che possa trovare convergenza la sua proposta con le altre forze? Ha avuto modo di confrontarsi a riguardo?

Con alcuni colleghi di Italia Viva ho un rapporto cordiale, nonostante raramente mi trovi d’accordo con loro. Non ho ancora avuto modo di parlare con loro sul tema, vorrei proprio vedere in che modo giustificano ciò che è ingiustificabile. L’inopportunità di fare il consulente per uno Stato ricoprendo un ruolo di rappresentanza dei cittadini italiani è incontestabile, non basta qualche imbarazzante auto-intervista per sgombrare i dubbi. Immaginatevi: chi rappresenterebbe il Parlamento italiano se tutti e 945 i parlamentari prendessero i soldi dall’Arabia Saudita?

4. Il tema dei conflitti d’interessi è sempre stato centrale per il Movimento. Tuttavia nei governi Conte 1 e 2 poco è stato fatto. Considerando l’attuale variegata maggioranza crede che si potrà affrontare l’argomento anche prescindendo dalla sua proposta?

In questo paese non sembra mai il momento giusto per affrontare i temi istituzionali. In realtà, anche in questi tempi dove le priorità sono vaccini, ripresa e ristori, i cittadini italiani sono molto sensibili alla questione del conflitto di interessi, specialmente quando la questione emerge in una maniera così palese. Le forze politiche di maggioranza dovrebbero rendersi conto che questa legge migliora la qualità della rappresentanza, di tutta la rappresentanza politica, con un effetto a cascata su tutte le scelte politiche del futuro.

5. Tornando a Renzi: il senatore Iv ha annunciato già azioni civili contro La Stampa e Tpi però, a detta dei due giornali, nessuno ha mai ancora smentito il viaggio negli Emirati. Non le sembra paradossale?

Querelare i giornali è una risposta avvocatesca di chi non sa come rispondere. O di chi sa bene che l’unica risposta debba essere astenersi da queste condotte. Ma Renzi si sottrae per ragioni di opportunismo. Io credo che il senatore si senta forte perché ha una rete di rapporti dovuta al suo passato ruolo da Presidente del Consiglio. Qui non si tratta di difendere l’internazionalismo o i rapporti tra i popoli: per questo c’è già il Governo, il corpo diplomatico e la diplomazia parlamentare. Ricordo che gli Stati uniti hanno descritto il principe saudita Mohammad bin Salman per quello che è: un tiranno complice di assassini. Credo però che Renzi sia ancora in tempo per chiedere scusa e, magari, per donare alla moglie di Kashoggi i soldi ottenuti dalla Fondazione. Fare il parlamentare è già di per sé un onore e una carica ben retribuita. È pura arroganza prendere soldi e incarichi da stati esteri durante l’incarico pubblico. La legge, se approvata, sarà un disincentivo molto forte.


PROPOSTA DI LEGGE

D’INIZIATIVA DEL DEPUTATO

BERTI, DE CARLO, FARO, ROMANIELLO, OLGIATI, RAFFA, GIULIODORI, CARABETTA, BUFFAGNI
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Disposizioni in materia di conflitto di interessi dei titolari di cariche politiche beneficiari di erogazioni di Stati esteri
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Atto Camera 2916. Presentata il 1° marzo 2021. Annunziata il 3 marzo 2021.

Onorevoli colleghe, Onorevoli colleghi! La Costituzione italiana prevede all’art. 67 prevede che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”.

Chi ha l’onore e il dovere di servire il popolo italiano nelle istituzioni della Repubblica non può accettare soldi da stati o enti controllati da tali stati. Altrimenti rischia, anche inconsapevolmente, di essere influenzato/a da interessi stranieri e di non fare gli interessi del popolo che rappresenta. Il nostro paese ha scoperto che recentemente questo rischio è reale e concreto.

L’internazionalismo e il dialogo tra i popoli -e i suoi rappresentanti- sono un valore aggiunto, ma il ruolo di rappresentare funzionalmente l’interesse nazionale all’estero è riservato al Governo, in particolare al Ministero degli Esteri e al corpo diplomatico. La diplomazia parlamentare, cioè la partecipazione dei parlamentari a forum internazionali o a gruppi di amicizia parlamentare, è uno strumento valido per creare connessione tra i popoli e le loro istituzioni. Questi strumenti di diplomazia parlamentare, però, non prevedono compensi aggiuntivi, né dall’organizzazione internazionale di cui il rappresentante è membro, tantomeno dallo Stato con cui si intrattengono relazioni. Vi è un rimborso ottenibile dalla Camera di appartenenza, per le spese di vitto e alloggio, debitamente rendicontate oppure un bonus forfettario.

Nel caso dei rapporti bilaterali intrapresi su iniziativa -e a carattere- personale, se accompagnati dalla contestuale accettazione di somme importanti di denaro o di altra utilità da parte di uno Stato estero, il rischio di influenza è altissimo. Con questa legge dunque si protegge la genuina rappresentazione degli interessi della Nazione di appartenenza durante il mandato parlamentare o governativo.

Nell’ambito della partecipazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, si segnala che il Tribunale di Milano ha condannato (in primo grado) a 4 anni di carcere per corruzione un ex deputato italiano per aver ricevuto mezzo milione di euro (e per aver accettato la promessa di prenderne almeno dieci) al fine di orientare il voto e ottenere la bocciatura di un rapporto sui prigionieri politici nell’Azerbaijan, a vantaggio del governo azero, mentre rappresentava il nostro paese al Consiglio d’Europa.

In una democrazia rappresentativa è pacifico che i membri del Parlamento siano preposti alla rappresentanza degli interessi della nazione che li ha eletti. Per definire il significato di “Nazione” -sovrapponibile a quello di comunità statale- possiamo richiamare la nozione di “sintesi delle generazioni passate, presenti e future”, considerando il “popolo nella sua continuità ideale” (Crisafulli).

Con questa legge si intende anticipare la messa in pericolo concreto non nel momento dell'”esercizio delle sue funzioni o dei suoi

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poteri” (come prevede l’art. 318 del Codice penale, applicato al caso summenzionato affrontato dal Tribunale di Milano) ma al momento stesso dell’accettazione di contributi, prestazioni o altre forme di sostegno per un valore superiore a 5000€/anno, sia durante lo svolgimento dell’incarico sia nell’anno successivo alla cessazione dello stesso, per evitare fenomeni di porte girevoli.

Il disvalore sociale della condotta citata è già stato colto nella legge 9 gennaio 2019 , n. 3 recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” prevedendo per i partiti e movimenti politici il divieto di ricevere contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri e da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia.

Esistono al mondo, anche nel panorama occidentale, leader politici che accettano somme di denaro o altre utilità in cambio della propria presenza come relatori/relatrici ad eventi internazionali, ma è cosa ben diversa rispetto a farlo mentre si ricopre incarichi di rappresentanza politica.

Il bene giuridico meritevole di tutela è l’indipendenza dei rappresentanti delle istituzioni da influenze straniere, incompatibili con la prescrizione dell’art. 67. In questa proposta, dunque, si disciplina in conflitto di interesse derivante dallo status di rappresentante della Nazione con l’accettazione di contributi da entità straniere, associando all’eventuale violazione della norma la decadenza dal mandato e l’impossibilità di essere candidato o nominato nelle medesime funzioni per 5 anni.

2

PROPOSTA DI LEGGE

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Art. 1.
(
Disposizioni in materia di conflitto di interesse per i titolari

di incarichi politici nei confronti di influenze straniere)

Il Presidente del Consiglio dei ministri, i ministri, vice-ministri, sottosegretari, deputati e senatori della Repubblica che durante il proprio mandato e nell’anno successivo alla cessazione del proprio incarico ricevono contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri e da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia superiori a 5000€ euro annui decadono immediatamente dalle proprie funzioni, se ricoperte, e non possono essere eletti o nominati nelle cariche summenzionate per 5 anni a partire dalla cessazione dell’incarico politico.

La presente disposizione non si applica, nell’anno successivo alla cessazione del proprio incarico politico, per chi percepiva già un emolumento in denaro o in altra natura prima di ricoprire la carica politica di cui al comma 1.

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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