LIQUIDARE IL MES E GUARDARE AL FUTURO DELL’EUROPA

Ho letto l’apertura totale “senza se e senza ma” al MES (Meccanismo europeo di stabilità) del segretario del PD Nicola Zingaretti apparsa oggi sul Sole 24 Ore.

Il Partito Democratico, che da sempre rivendica una vicinanza anche sentimentale all’Europa, continua a sbagliare sul fronte delle politiche europee. E’ comprensibile che il Ministro Roberto Gualtieri abbia a cuore il proprio lavoro svolto da “padrino” dello strumento, in quanto relatore del Mes.

Il Movimento 5 Stelle però ha sempre rivendicato l’inutilità dello strumento, inutilità certificata dalle recenti decisioni in tema di politica monetaria della BCE.

L’Italia oggi deve rafforzare l’Europa dicendo l’ovvio, cioè che il Mes è uno strumento obsoleto che va liquidato il prima possibile. Questo non per una cieca furia anti-europeista, tutt’altro. Dire no all’utilizzo del Mes nel 2020 significa prendere atto che l’Unione europea si deve riappropriare della gestione della finanza pubblica, delegata in parte a strutture extra-europee, intergovernative e tecnocratiche come il Mes.

Vale la pena ricordare che il Mes non è un’istituzione europea (come la Commissione o il Parlamento europeo) ed è stato progettato in un periodo dove i rapporti di forza tra Stati sovrastavano i principi di solidarietà.

Partiamo dai fatti. Perché esiste il MES? L’art. 123 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE) è categorico: la BCE non può intervenire direttamente nel finanziare la spesa pubblica di uno Stato. Questo significa che se i mercati (orientati dal profitto) decidessero di far sprofondare uno Stato finanziariamente, né la Banca centrale né le banche centrali nazionali potranno intervenire in suo soccorso. 

Questo articolo del TFUE cristallizza la visione ideologica liberista tale per cui l’intervento statale nell’economia è brutto e cattivo a prescindere, di fatto assegnando un potere eccessivo ai mercati finanziari, i quali senza l’intervento della BCE possono speculare a piacimento sulle sfortune degli stati (es. coronavirus o fallimenti delle banche). La rigidità dell’impostazione del 123 TFUE è uno dei motivi per cui nel 2010-11 è stato deciso di creare il Mes, firmato per l’Italia da Berlusconi/Tremonti e sigillato da Monti, in un contesto istituzionale fortemente destabilizzato e scioccato dalla crisi economica.

Oggi siamo in uno scenario diverso. Ieri la Banca centrale europea ha annunciato l’acquisto di 1350 miliardi di Euro di titoli di stato fino a giugno 2021 (e eventualmente oltre)

Ribaltando l’interventismo dei giudici tedeschi che, per quanto bravi, non hanno nessuna legittimazione costituzionale a decidere sul quanto e come la Banca centrale europea deve intervenire nel mercato dei titoli di stato. Questa mossa della BCE fa coppia con l’importante cantiere aperto circa il fondo di Prossima generazione EU (già ricovery fund), un fondo da (minimo) 750 miliardi a carattere solidaristico e comunitario.

Queste due mosse lungimiranti, espansive e autenticamente europee spazzano via la necessità di rivolgersi ad ammennicoli creati nel periodo post-crisi finanziaria del 2008, dove si scelse di privilegiare il traballante approccio extra-europeo e intergovernativo (cioè ogni Stato fa per sé) in luogo di un intervento “federale” delle istituzioni europee, come BCE e Commissione. Per questi motivi l’Italia e l’Europa non hanno più bisogno del Mes.

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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