COME IMMAGINA L'UE LA "FASE DUE"?

Da diversi giorni il Governo è al lavoro sulla “fase due” dell’emergenza Covid-19: la fase in cui saranno gradualmente sollevate le misure di contenimento che stanno dando importanti risultati per arginare la diffusione del virus. I dati diffusi quotidianamente dalla protezione civile mostrano questi progressi ma ci dicono anche che l’emergenza non è finita e che non possiamo permetterci passi falsi. Pensare al domani è però essenziale per preparare con attenzione tutte le misure e gli strumenti da mettere in campo per continuare a proteggere la salute di tutti e per far ripartire la nostra economia. Questa settimana la Commissione Europea ha fornito un’importante contributo su come progettare il ritorno alla normalità delle società e delle economie europee indicando, in un documento, una serie di criteri, principi e raccomandazioni. Sarà fondamentale realizzare la “fase due” coniugandola con il raggiungimento di quegli obiettivi ambiziosi, come la crescita sostenibile, la transizione verde e a trasformazione digitale, che tanto l’UE come l’Italia hanno deciso di porsi.

Quali sono le indicazioni della Commissione? Per decidere se è giunto il momento dare avvio alla “fase due” l’UE suggerisce di considerare tre criteri: la presenza di dati epidemiologici che mostrino la prolungata diminuzione e stabilizzazione dei contagi; la verifica circa la capacità del sistema sanitario di riuscire a fronteggiare l’emergenza anche nell’eventualità di una “seconda ondata”; ed infine la presenza di un adeguata capacità di monitoraggio della pandemia da realizzarsi tramite test diagnostici (ad es. test sierologici) e l’uso di app per il tracciamento dei contagi. La Commissione individua anche tre principi fondamentali da seguire: l’importanza di basare gli interventi su prove scientifiche e di mettere in campo azioni che abbiano come primo obiettivo quello di garantire la salute di tutti i cittadini; la necessità di realizzare un vero ed efficace coordinamento tra gli Stati membri nell’ideazione, adozione e implementazione delle misure; ed infine l’importanza e la centralità del rispetto e della solidarietà tra gli Stati.

Quali misure specifiche consiglia di adottare la Commissione e come immagina la riapertura? Riguardo alle misure sui cui anche la Commissione si impegnerà direttamente si segnalano: la raccolta dati e la predisposizione di sistemi che permettano di elaborali realizzando previsioni affidabili sulla diffusione del virus; l’utilizzo di app per il tracciamento dei contagi; l’ampliamento degli strumenti diagnostici armonizzando le diverse metodologie a livello europeo; il supporto e il finanziamento dei sistemi sanitari nazionali per aumentarne la resilienza; la necessità di aumentare la disponibilità di dispositivi medici e di protezione individuale; l’impegno a lavorare, soprattutto in ambito europeo, per lo sviluppo di un vaccino e, nell’attesa di questo, per l’individuare cure e farmaci sicuri ed efficaci. La Commissione immagina un’applicazione graduale delle misure e il passaggio ad interventi più mirati per proteggere le fasce più sensibili della popolazione e per sostituire i divieti con alternative sicure, agevolando così il ritorno alla normalità. Bisognerà partire dal sollevamento di misure locali e garantire la graduale riapertura delle attività economiche mettendo in sicurezza lavoratori e cittadini. Infine sarà indispensabile continuare a supportare e a favorire l’impegno di ogni cittadino per contrastare il virus e monitorare costantemente la situazione, valutando via via gli esiti delle misure e strumenti introdotti.

Il documento dalla Commissione è importante non solo per i suggerimenti e le indicazioni che fornisce ma soprattutto perché insiste su alcuni principi fondamentali che gli Stati membri dovrebbero applicare nella realizzazione della “fase due”. Penso alla necessità di lavorare insieme, coordinandosi e mettendo in campo misure nazionali senza mai dimenticare l’impatto che queste hanno sui paesi vicini. Da questa emergenza l’UE potrà uscirne più forte solo se gli Stati che la compongo sapranno mettere da parte egoismi e particolarismi. La risposta dell’UE nella “fase uno” ha deluso, soprattutto noi italiani, per questo chiediamo che con la “fase due” l’UE mostri davvero un cambio di passo.

Francesco Berti

Francesco Berti

Portavoce M5S Camera

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